mercoledì 20 aprile 2011

Referendum del 12 e 13 giugno 2011

Domenica 12 e Lunedì 13 giugno si vota  su quattro quesiti referendari.
Due di tali quesiti riguardano la Privatizzazione dell'Acqua e si propongono di abrogare  due articoli di legge che, a vario titolo, investono il servizio idrico integrato.


Il primo articolo
- art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale -
stabilisce, come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico, l’affidamento del servizio a soggetti privati attraverso gara o a società a capitale misto pubblico-privato all’interno 
delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.


Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.

Il secondo articolo
- art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito” -
consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.

Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si elimina il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici: si impedisce di fare profitti sull'acqua.





ATTENZIONE!!!
Occorre ricordare che:

  • per legge, affinché i referendum abrogativi abbiano effetto, occorre che la percentuale dei votanti raggiunga il 50% più uno degli aventi diritto al voto (il cosiddetto quorum).
  • essendo abrogativise volete votare contro la privatizzazione dell'acqua, BISOGNA VOTARE SI !!!  Ci raccomandiamo: si dice SI all’abolizione del decreto-legge

Per ulteriori info e dettagli, vi rimandiamo al sito del comitato promotore per l'acqua pubblica:
http://www.acquabenecomune.org


STAY TUNED! A presto parleremo anche dei restanti quesiti.

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